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Agriculture, Forestry & Fisheries / 農林水産 leterature / 文献

イタリアにおける認証された養殖水産物と消費者の行動の関係 / The relationship between certified aquaculture and consumer behavior in Italy

Written in English and Japanese (related article is below)

Interestingly, I read a recent paper surveyed on organic certification of farmed seafood and consumer preferences. Thank you so much, Dr. #FabrizioCapoccioni at #CREA (Council for Agricultural Research and Agricultural Economy Analysis) in Italy, for sending me your research. Not only in the fisheries field but also in other fields, there is the problem about „These are similar products, but if inexpensive A with unknown sales channel and expensive B with certificate environmentally friendly, which one would you buy?“. In Italy, more than 70% of families spend about 2000-6000 JPY per month on farmed seafood, and about half of consumers tend to buy certified food despite its high price. After all, I wonder if the conditions under which a certificated product can exert its effect are related to whether the consumer knows the intent of the certification or whether the consumer believes in the certified product.
 

養殖された魚介類の有機認証(organic certification)と消費者の選好について調査された最近の論文があります。水産分野に限らず「同様の商品でどのような生産工程を経て販売されているか分からないが安価なモノとしっかり環境に配慮している認証を受けた少し高価なモノ、どちらを買いますか」という問題があります。イタリアでは、養殖された水産食品に7割以上の家族が月平均2000~6000円くらい使っていて、消費者の約半分が割高だけど認証を受けた食品を買う傾向があるそうです。やっぱり、認証された商品がその効果を発揮できる条件は、消費者がその認証の意図を知っているのかどうか、もしくは、消費者が認証商品を信じているかどうか、という状況が関係しているのかな?

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Consumer Preferences for Farmed Seafood: An Italian Case Study

Domitilla Pulcini, Simone Franceschini, Luca Buttazzoni, Cristina Giannetti & Fabrizio Capoccioni Pages 445-460 | Published online: 16 Apr 2020

Come molti settori dell’economia italiana, anche l’acquacoltura ha subìto un rallentamento dovuto all’emergenza sanitaria legata alla pandemia in atto. Il lockdown con la conseguente chiusura dei ristoranti ha infatti modificato le abitudini e le attitudini dei consumatori italiani verso i prodotti ittici di allevamento. Secondo un recentissimo studio pubblicato dalla rivista scientifica internazionale Journal of Aquatic Food Product Technology dal titolo Consumer Preferences for Farmed Seafood: An Italian Case Study (Preferenze dei consumatori per il pesce d’allevamento: un caso di studio italiano) è emerso, infatti, che prima dell’emergenza sanitaria, gli italiani preferivano mangiare i prodotti dell’acquacoltura a casa (73%), ma almeno una volta al mese più di un quarto degli intervistati li consumava all’esterno: ristoranti di pesce (46%), taverne (32%) seguiti da ristoranti asiatici di sushi (25%).

«Oggi però, da un giorno all’altro, nonostante le aziende di acquacoltura abbiano continuato a avorare, rifornendo di prodotti freschi la grande distribuzione – ha spiegato Fabrizio Capoccioni, ricercatore del CREA Zootecnia e Acquacoltura, fra gli autori dello studio – sono venuti meno molti sbocchi di mercato, come le mense pubbliche e aziendali e soprattutto la ristorazione. Di questo ne hanno risentito in particolare gli allevamenti di molluschi, cioè  mitili, vongole e ostriche, che rappresentano il settore produttivo più importante per volumi in Italia.  Ciò ha comportato  che un gran quantitativo di prodotto adatto alla vendita, è rimasto in acqua invenduto».

Eppure l’acquacoltura, particolarmente in Italia, può rappresentare una soluzione alla crescente domanda di pesce, in quanto è in grado di produrre cibo fresco, da filiere corte ed estremamente controllate. Freschezza, qualità, sicurezza e sostenibilità, infatti, caratterizzano da sempre l’acquacoltura italiana, una delle migliori sul mercato, in quanto garantisce da sempre prodotti dagli elevati standard qualitativi (con controlli e mangimi di pregiata qualità ad es.), mantenendo prezzi competitivi rispetto ai prodotti esteri. Ricchi di proteine, acidi grassi nobili a lunga catena (PUFA omega-3), vitamine e minerali, inoltre, i prodotti dell’acquacoltura (pesci, molluschi e crostacei, ma anche le alghe), sono essenziali in una dieta sana e bilanciata.

«Per questo – conclude Capoccioni– il ritorno alla normalità deve rappresentare per l’acquacoltura italiana un’opportunità di rilancio, con il contributo decisivo di un consumatore consapevole, attento ed informato che sappia scegliere la qualità garantita dei nostri prodotti di allevamento».

 L’articolo è disponibile su richiesta ai seguenti indirizzi: fabrizio.capoccioni@crea.gov.it; domitilla.pulcini@crea.gov.it.